INCONTRO CON L'AUTORE: DANIELE DERIU 13 MAGGIO 2018

Mi chiamo Daniele Deriu e vivo in Sardegna (Italia), a Cagliari. Non sopporto le etichette, quindi non mi definirò un fotografo “amatoriale”… per essere precisi, non mi definirò un fotografo. Di certo, la fotografia per me non è mai stata una professione, quanto piuttosto un modo di esprimere me stesso per vie traverse.

Sono uno che cerca e osserva, non necessariamente in quest’ordine. Ho sempre fotografato, in un modo o nell’altro, anche senza macchina fotografica. Con gli occhi, con il cuore e con la mente (per dirla con H.C.B.) cercavo di cristallizzare attimi di esistenza richiamandoli poi alla mente con un piccolo atto di nostalgia.

Ho insegnato editoria grafica ed elettronica, le regole di percezione, conosco la tecnica, ma prediligo ancora il cogliere al comporre, anche se spesso è difficile stabilire un confine netto tra le due cose. Ho una “firma cromatica” piuttosto riconoscibile. Faticosamente, perseguo una forma di “pittorialismo” che combina il reale e l’ideale e con cui creo i miei ritratti o le mie figure (sempre femminili). Mi considero un esistenzialista. Qualcuno ha definito “balzana” la mia teoria dello “sguardo percepito”. Nei miei lavori, infatti, non è mai presente lo sguardo del soggetto.

Delle volte vedo qualcosa o qualcuno, punto la macchina e lo scatto è già come dovrebbe essere… altre volte è più complicato e inseguo visioni ed emozioni rincorrendole con l’aiuto di una “memoria emotiva” anche attraverso lunghi e faticosi lavori di post-produzione prima che queste sfumino via.

 

"SCARS OF LIFE" SERIES : Così come la memoria è la “cicatrice” della vita, le cicatrici sono le nostre memorie e raccontano “storie di vita”. Superficialmente considerate dai più come mere deturpazioni del corpo e della bellezza, in questa serie vorrei mostrarle come i simboli di una lotta che vanno portati con orgoglio.

Racconto storie di donne che affrontano quotidianamente ogni sorta di battaglia personale contro patologie, menomazioni, abusi e persino contro loro stesse. Non è mia intenzione mandare messaggi “consolatori”. Non mi sentirete mai dire che queste donne sono belle “nonostante” le cicatrici o i disagi. Esse possiedono anzi una bellezza che travalica certi modelli, con dei “valori aggiunti” – le storie incise sulla loro pelle – che le rendono uniche, qualcosa da ammirare e persino una fonte d’ispirazione.

Ultimamente, quando devo spiegare il concetto di questa serie, racconto della pratica giapponese del “Kintsugi” (letteralmente “riparare con l’oro”). Quando si rompe un vaso a cui tengono i giapponesi anziché gettarlo via lo riparano, e ne mettono in evidenza le crepe con dell’oro. Ogni ceramica riparata presenta così un diverso intreccio di linee dorate unico ed irripetibile.

L’oro qui è la determinazione, la voglia di combattere e di non arrendersi… le cicatrici sono i segni distintivi di un guerriero, qualcosa di cui andare fieri. Come nella pratica giapponese, questo progetto parte dall’idea che dall’imperfezione di una ferita possa nascere una forma ancora “più alta” di bellezza esteriore e interiore.

 

 

WS DI FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA CON MUSTAFA SABBAGH "L'ARTE E IL SUO DOPPIO" 19-20 MAGGIO 2018

Riconosciuto, da uno storico dell’arte e della fotografia quale Peter Weiermair, come uno dei 100 fotografi più influenti al mondo, ed uno dei 40 ritrattisti di nudo - unico italiano - tra i più rilevanti su scala internazionale, sarà ospite della Bottega della Luce per un Workshop fotografico.

I POSTI DISPONIBILI SONO ATTUALMENTE ESAURITI.

 

Mustafa Sabbagh nasce ad Amman (Giordania).  

Italo-palestinese, allevato tra l’Europa ed il Medio Oriente, l’imprinting è cosmopolita, l’attitudine è nomade.  

Già assistente di Richard Avedon e docente al Central Saint Martins College of Art and Design di Londra, dopo una brillante carriera come fotografo di moda riconosciuta dai magazines più prestigiosi del mondo, a partire dal 2012 Sabbagh concentra la sua ricerca nell’arte contemporanea per mezzo della fotografia e della video-arte, attraverso una sorta di contro-canone estetico dove il punctum è la pelle - diario dell’unicità individuale. Armonia dell’imperfezione, indagine psicologica e studio antropologico attraverso la costruzione dell’immagine e dell’installazione ambientale sono gli stilemi che Sabbagh trasferisce con disinvoltura dalle pagine patinate, agli spazi dei musei e delle gallerie più famosi del mondo – tra cui il Musée de l’Élysée di Losanna, considerato tempio internazionale della fotografia.

Spesso protagonista di interviste e documentari che indagano nelle sue visioni, nel 2013 Sky Arte HD, attraverso la serie Fotografi, lo ha eletto tra gli 8 artisti più significativi del panorama nazionale contemporaneo. Ad oggi Mustafa Sabbagh è stato riconosciuto, da uno storico dell’arte e della fotografia quale Peter Weiermair, come uno dei 100 fotografi più influenti al mondo, ed uno dei 40 ritrattisti di nudo - unico italiano - tra i più rilevanti su scala internazionale. 

Le sue opere sono presenti in numerose pubblicazioni accreditate internazionalmente (tra cui Faces – the 70 most beautiful photography portraits of all time, a cura di Peter Weiermair), in monografie sold-out (tra cui About Skin, ed. Damiani, acquisita all’interno della biblioteca di libri d’arte della Tate Gallery, Londra), e in molteplici collezioni permanenti, in Italia e all’estero - inclusa la storica Collezione Arte Farnesina, e l’acquisizione di un suo intero progetto nella collezione permanente di arte contemporanea del MAXXI - Museo nazionale delle Arti del XXI secolo (Roma). 

In seguito alla sua prima mostra antologica “XI Comandamento: Non dimenticare”, il Sindaco Leoluca Orlando, “manifestando profonda ammirazione per la sua arte ed il suo sguardo verso lo stesso punto estremo dell’orizzonte”, gli ha conferito la cittadinanza onoraria del Comune di Palermo. Sempre nel 2016, la compagnia teatrale Nèon (CT) si ispira alla sua opera omnia per la realizzazione della pièce “Invasioni – dedicato a Mustafa Sabbagh”, eletto da Panorama come uno dei 10 migliori spettacoli teatrali del 2016.

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